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THE NEW NOISE / Recensione

 

LA DOLCE VISA, Passport To Paradise

di MAURIZIO INCHINGOLI • 09/01/2015

 

La-Dolce-Visa

Progetto con base ideale in Sicilia, questo dei La Dolce Visa messo su da Piero La Rocca degli Oper’Azione Nafta (e svariate collaborazioni) alle chitarre; l’altro membro è il batterista scozzese Ken Hyder (Sainkho Namtchylak e Tim Hodgkinson), collabora il bassista americano Theo Scipio (Zap Mama, Philip Glass). Improvvisazione sembra essere la (più che scivolosa) parola d’ordine: la differenza la fanno chiaramente i rispettivi background, che garantiscono risultati interessanti, insomma qui si fa sul serio e lo si fa bene, e senza farsi ingabbiare da formati e canoni. Vi spieghiamo il perché venendo alle composizioni, che sono a tema libero, ma un sottile filo conduttore può essere la voglia di “molestare” gli strumenti con arguzia, nel tentativo di sondare proprio i limiti degli stessi. Il tutto è accompagnato dalla voce sofferta (quasi dei latrati) di Ken Hyder, che di fatto è simbolo di intima sofferenza, pensate a una sorta di bluesman dalle sembianze aliene (l’andamento bislacco di “Ragazzesiciliane”), mentre “One” è complesso e lungo lamento, sempre virato blues, tra rigurgiti lontanamente “concreti” e noise e le ritmiche diluite fino all’inverosimile (il finale poi sembra quasi uno strambo e dimesso gospel). “G-man” ha forma di talkin’ blues (ancora) piuttosto regolare, mentre “Mistery Voice” ha un afflato primitivista: qui si fa notare ancora la voce di Hyder, che usa un registro affine al canto khoomei della regione di Tuva, in Siberia. Lavoro – solo in digitale per ora – irregolare per definizione, e non potrebbe essere altrimenti. Vi avevo parlato di improvvisazione, quindi dovete essere particolarmente ricettivi e avere il coraggio di buttarvi in un magma dal quale si esce inevitabilmente cambiati. Teneteli d’occhio.

link: http://www.thenewnoise.it/la-dolce-visa-passport-paradise/.